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Nitti: "Formiamo ragazzi. L'esordio tra i grandi è l'obiettivo"

AD Agostino D'Angelo · Promozione
Nitti: "Formiamo ragazzi. L'esordio tra i grandi è l'obiettivo"

La prima storica stagione del Triggiano Calcio Juniores sarà guidata da mister Michele Nitti, un allenatore che ha dimostrato nel corso della sua carriera di essere molto attento alla crescita dei ragazzi e di saper mantenere costante la relazione con la prima squadra. Il settore giovanile di una società di calcio è il serbatoio indispensabile e se alimentato con pazienza, competenza e programmazione, diventa futuro armonioso. La redazione di IamCalcio Bari ha avuto il grande piacere di intervistare mister Nitti a cui vanno i ringraziamenti per gli ottimi spunti forniti. 

Mister siamo nel pieno della preparazione in vista della prossima stagione. C'è una rosa di ragazzi da costruire, del lavoro per trasmettere i valori e il pensiero calcistico del tuo e dello staff. Quali sono le sensazioni all'alba dell'esordio del primo campionato juniores del Triggiano Calcio?

Il fatto di essere una matricola non mi spaventa affatto, perché è un’esperienza che ho già vissuto in passato. So cosa significa partire da zero e costruire un gruppo, quindi affronto questa sfida con grande serenità. Rispetto a quella precedente, però, oggi abbiamo un vantaggio importante: lavoriamo all’interno di una società che disputerà il campionato di Promozione, una realtà più conosciuta e attrattiva. Lo dimostrano anche i numeri: ai primi raduni si sono presentati circa 70 ragazzi. Quando affrontai questa esperienza anni fa, invece, si presentarono appena 20 ragazzi e con quel gruppo disputammo un campionato straordinario, quello che considero un vero e proprio miracolo sportivo. Questo ci dà ancora più fiducia e ci permette di lavorare con una base molto ampia. Per quanto riguarda lo staff, ho scelto di portare con me Francesco Alfonso, una persona con cui collaboro da diversi anni. È una scelta ben precisa, perché condividiamo la stessa idea di calcio e parliamo la stessa lingua dal punto di vista tecnico e metodologico. Questo ci permette di essere sempre in sintonia, soprattutto durante gli allenamenti, quando ci dividiamo per lavorare con gruppi e ruoli specifici. La sua presenza rappresenta un grande valore aggiunto: è come avere un secondo me in campo e credo che per i ragazzi sia fondamentale ricevere gli stessi messaggi e gli stessi principi da tutto lo staff. I valori che vogliamo trasmettere sono chiari: impegno, disciplina, rispetto e senso di responsabilità. Crediamo che l’allenamento sia un momento fondamentale della crescita e che debba essere premiato chi dimostra costanza, sacrificio e voglia di migliorarsi ogni giorno. Da noi non esisteranno corsie preferenziali: nessuno giocherà soltanto perché è più forte. Chi indossa questa maglia dovrà meritarselo con il lavoro settimanale e con il comportamento. Il settore giovanile, prima ancora di formare calciatori, deve formare persone. Il nostro obiettivo principale sarà accompagnare i ragazzi in un percorso di crescita completo, sotto l’aspetto tecnico, tattico ed educativo. I risultati sono importanti, ma vengono dopo: ciò che conta davvero è preparare questi ragazzi ad affrontare il calcio e la vita con i valori giusti.

Sono diversi anni che sei a contatto con i ragazzi, la sensazione è che possa essere più difficile a livello logistico rispetto ad una prima squadra. Ti chiedo: quali sono le strategie per aiutare i ragazzi a conciliare l'impegno sportivo agonistico con lo studio (esami di maturità, università), considerando che lo sport è parte dell'educazione di un ragazzo?

Sicuramente, sulla carta gestire una Juniores è più complicato rispetto a una prima squadra, perché parliamo di ragazzi che si trovano in un’età particolare. C’è chi affronta la maturità, chi frequenta l’università, chi lavora e chi arriva anche da fuori paese. Conciliare tutti questi impegni non è semplice. Nella mia esperienza, però, non ho mai avuto grandi difficoltà sotto questo aspetto. Credo che uno dei motivi principali sia il modo in cui viviamo gli allenamenti. Cerchiamo di proporre sedute dinamiche, coinvolgenti e quasi sempre con la palla. Oltre a essere utili per la crescita tecnica e tattica, sono allenamenti situazionali, nei quali i ragazzi sono sempre chiamati a pensare, a prendere decisioni e a confrontarsi tra loro. Evitiamo, per quanto possibile, quei lavori ripetitivi e monotoni che spesso fanno perdere entusiasmo. In questo modo si crea ogni giorno un clima di sfida positiva, in cui ognuno vuole migliorarsi e mettersi alla prova. Quando i ragazzi vengono al campo con il sorriso e si divertono durante gli allenamenti, anche la partecipazione diventa più costante. È un aspetto che mi ha sempre accompagnato nelle esperienze precedenti e che mi rende fiducioso anche per questa stagione. Allo stesso tempo, sappiamo bene che lo studio viene prima di tutto. Il nostro compito sarà quello di aiutare i ragazzi a trovare il giusto equilibrio tra scuola, università e calcio, perché lo sport deve essere uno strumento di crescita e di educazione, non un ostacolo al loro percorso formativo.

Spesso si parla dei giovani d'oggi piuttosto distratti dai social media. E' un pensiero comune, però bisogna anche considerare l'altra faccia della medaglia, ossia la questione legata al tempo. I tempi sono cambiati e credo che bisognerebbe adattarsi a quello che sono oggi i ragazzi rispetto al passato (come ha detto in un'intervista Fabio Pisacane). Quale è il tuo pensiero a riguardo?

Condivido al cento per cento il pensiero di Fabio Pisacane. Ricordo benissimo quell’intervista perché mi ci sono rivisto completamente. Quando sento dire ‘ai miei tempi era diverso’, penso sempre che sia vero… ma proprio per questo non possiamo continuare ad allenare i ragazzi di oggi come se fossimo ancora vent’anni fa. I tempi sono cambiati e, di conseguenza, dobbiamo cambiare anche noi allenatori. Oggi i ragazzi hanno stimoli diversi, vivono in un mondo completamente differente e hanno un modo diverso di apprendere. Non possiamo pretendere che siano uguali alle generazioni precedenti. Il nostro compito è capire come entrare in sintonia con loro, non lamentarci perché sono cambiati. Questa convinzione nasce anche dalla mia esperienza da insegnante nella scuola primaria. Ogni giorno lavoro con i bambini e mi accorgo che, quando riesci a conquistare la loro attenzione, a coinvolgerli e a farli divertire, loro ti restituiscono tutto. Ti ascoltano, ti seguono e sono disposti a dare il massimo. Lo stesso vale nel calcio. Non serve imporre continuamente autorità o fare paragoni con il passato: bisogna trovare il modo giusto per comunicare con loro. Per questo motivo credo che la responsabilità sia soprattutto nostra. Siamo noi istruttori che dobbiamo evolverci, aggiornare il nostro modo di insegnare e adattarci ai tempi. Se riusciamo a entrare nella testa dei ragazzi, a motivarli e a farli sentire protagonisti del loro percorso, loro sono capaci di dare davvero tutto. È questa la sfida più importante per un allenatore moderno, molto più che rimpiangere il calcio di una volta.

Tornando alla Juniores. Quale è il miglior rapporto che si possa avere con il mister della prima squadra per lavorare in sinergia anche con il ragazzo e la sua crescita?

Proprio quest’anno mi è capitato di vedere una prima squadra vincere il campionato con diversi ragazzi provenienti dalla mia Juniores. Credo che non ci sia soddisfazione più grande per un allenatore del settore giovanile: significa che il lavoro svolto con quei ragazzi ha dato i suoi frutti e che sono riusciti a farsi trovare pronti quando è arrivato il momento di confrontarsi con i grandi. Per questo motivo credo che il rapporto tra l’allenatore della Juniores e quello della prima squadra debba essere il più stretto possibile. La sinergia è fondamentale. Bisogna confrontarsi continuamente, condividere idee, metodologie e obiettivi, perché il nostro compito è quello di preparare i ragazzi affinché siano pronti quando verranno chiamati. Noi dobbiamo formare calciatori sotto l’aspetto tecnico, tattico e mentale, mentre la prima squadra deve avere il coraggio di credere nei giovani e valorizzarli quando dimostrano di meritare un’opportunità. Il Triggiano ha costruito qualcosa di importante tornando nel campionato di Promozione e credo che il completamento naturale di questo progetto sia proprio la valorizzazione della Juniores. Una società cresce davvero quando riesce a portare i propri giovani in prima squadra. Se Juniores e prima squadra lavorano in piena sinergia, con gli stessi principi e la stessa idea di calcio, il beneficio sarà per tutti: per i ragazzi, per gli allenatori e per l’intera società.

Un auspicio in vista della prima stagione con il Triggiano Calcio?

L’auspicio più grande non è vincere un campionato Juniores. Sarebbe bello, naturalmente, ma non è quello il nostro obiettivo principale. Il vero successo, per un allenatore del settore giovanile, è vedere un ragazzo esordire in prima squadra. Quella, per me, vale molto più di qualsiasi trofeo. Noi abbiamo il compito di formare uomini prima ancora che calciatori, di prepararli sotto l’aspetto tecnico, tattico, mentale ed educativo, affinché siano pronti quando arriverà la loro occasione. Se a fine stagione riusciremo a consegnare alla prima squadra diversi ragazzi pronti a farne parte, allora avrò la certezza di aver svolto bene il mio lavoro. Il settore giovanile non deve vivere esclusivamente di risultati. I risultati fanno piacere, ma sono una conseguenza del lavoro. La nostra missione è costruire il futuro della società, valorizzando i giovani e dando loro la possibilità di realizzare il sogno di indossare la maglia della prima squadra. Se riusciremo a far esordire più ragazzi possibile, quello sarà il campionato più bello che potremo vincere.

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